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Il Simbolismo Organicista di Pino Di gennaro

Pino Di Gennaro(1951) è scultore  di chiara fama,giunto a Milano  giovanissimo, fine  anni Sessanta, allievo nei primi anni Settanta del Novecento prima di Alik Cavaliere eppoi dal 1972 al 1983 dello scultore Arnaldo Pomodoro. Un apprendistato di spessore che gli ha dato la possibilità di afferrarne il mestiere e  costruire tutti i capitoli del suo percorso.

Con  la sua  partecipazione attiva e coerente ad ogni espressione della cultura internazionale,ha saputo sorvegliare e dinamizzare le esigenze della scultura contemporanea,talvolta con un’originalità e una fisionomia personale, da porlo fra i migliori artisti dell’avanguardia contemporanea.Egli è tornato a far rivivere i miti umani della classicità mediterranea, con la ricerca della purezza risolta in forme chiare e pensose,in un clima di simbolismo organicista  di tipo naturalista  con l’esaltazione non solo di certi miti storico-culturali,ma l’approfondimento del tema della vita dell’universo e la forza dei simboli germinali.

E’ una ricerca la sua  che parte da una certa visione spirituale  o modo di fare umano, di fronte alla relazione tra le forze creatrici  dell’esistenza e del mondo naturale. Questo scultore riunisce come pochi la forza vitale e l’impulso dionisiaco del vivente,tanto che le forme si concentrano sino a convertirsi in un potente ritmo di masse. Ha operato a lungo nell’ambito di una figurazione allusiva, e superato questo stato di metamorfosi,la sua ricerca più impegnata,grazie all’impiego di materiali diversi,dalla cartapesta al bronzo, dalla resina all’acciaio, dalla cera al piombo, si è svelata  in un’inventiva spontanea e impetuosa,dando prova talvolta come ne “i pilastri del cielo” ad architetture spaziali che, pur conservando il loro elemento chimerico,si rifanno a una spiccata e costruttiva monumentalità,declinandosi anche come  colonne totemiche, certo espressioni  di memorie arcaiche e  sintesi di civiltà. La sua è ancora oggi un’avventura  pregna di grandi idealità,che lasciano intravedere quasi un ritorno ai monumenti simbolici primitivi, che stimolano e aprono lo spirito a una concezione poetica delle forze  imponderabili della natura.

Di Gennaro si  guarda attorno,legge  il mondo, legge la natura, legge l’ordine delle cose e dello spazio tra cielo e terra,aurore e crepuscoli e sfere celesti; tutto poi diventa luogo dove il tempo concreto viene proiettato nel tempo mitico e dove lo spazio-tempo ordinato ritualmente diventa centro del mondo,incontro con il cielo  e della terra. Di Gennaro riconosce e ricrea alcune suggestioni che la combinazione della natura e dell’invenzione umana  hanno sempre fornito all’esperienza poetica, e mediante questo monumentalismo simbolico,al margine delle evocazioni  nate dalla natura variabile, attraverso masse e vuoti,giunge quasi all’invenzione di una liturgia pagana.Fortunati esiti raggiunti grazie allo spessore culturale e artistico che l’ha preceduto e di cui ha tenuto conto, ovvero il dinamismo futurista,le lacerazioni s

paziali di Fontana, il minimalismo dell’ABC art.. D’altronde si sa che le cose più importanti sono isolate, e sono più intense, chiare e potenti, sicchè questi  solidi  nella semplicità delle forme richiamano il lavoro di alcuni artisti americani, la Louise Nevelson di “Presenza di colonne del cielo”,e ancora Anthony Smith, Carl Andre, Robert  Morris e Donald Judd.  Gli ultimi sviluppi  hanno registrato il passaggio a una sorta di neoplasticismo in cui l’ereditarietà del costruttivismo si risolve in una sorta di quadratura a parete(vedi “Preghiera “del 2000), una topografia metallica fortemente magica , con vuoti o cavità abitati da rotoli  che cercano un linguaggio estetico nelle relazioni tra proporzioni e intervalli  e i cui vocaboli sono la luce,la qualità del metallo, il colore, le ombre e la valorizzazione dello spazio.

L’opera ,di tipo murale, presenta situazioni ottiche  evidentemente studiate per la sua integrazione nell’architettura.Sorprende la capacità che ha Di Gennaro di lavorare alle sculture con materiali diversi, e con il ritmo assolutamente proprio che lo scultore è riuscito a cogliere  liberando la sua vocazione costruttiva e  facendovi confluire le culture plastico-architettoniche  che avevano colpito la sua immaginazione. Ora geometria e mistero fanno pendant con il grembo della terra, con le ombre della memoria, con segni e scritture antiche che spiegano l’invenzione umana. Una geometria, la sua, che incapsula grandiosamente il senso del mistero, la vita universale e il partito del colore che crea le forme con una progressiva chiarezza di intenzioni.

Immagine Casuale
I Semi delle Mani 9
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